Poniamoci dal punto di vista di chi non è un esperto e vorrebbe capire il perché bere vini naturali. Ovviamente, bisogna prima cercare di dare una definizione sommaria di che cosa si intenda per “naturali”.
Il dibattito su carta stampata, su web o nei discorsi tra produttori, esperti ed enofili riguardo ai vini “biologici”, “biodinamici”, “naturali”, è tuttora molto acceso e proteso a fissare confini, a creare distinzioni, che non aiutano certo il consumatore ad orientarsi meglio.
Senza addentrarci nella querelle, partiamo da una possibile definizione di vini naturali, definendo alcuni criteri minimi:
- le uve provengono da vigneti coltivati senza uso di sostanze chimiche di sintesi (diserbanti, pesticidi, …);
- anche in cantina, durante la vinificazione, gli interventi devono essere ridotti al minimo (ad esempio, uso della solforosa in minime dosi);
- il vino è espressione del territorio da cui proviene: deve dirci qualcosa sulla cultura del luogo e delle persone che lo producono;
- essendo un alimento, il vino deve essere digeribile e accompagnarsi bene al cibo.
Detto questo, perché dovremmo preferire un vino con tali caratteristiche?
1. Perché è un alimento sano (sempre se assunto nelle dosi raccomandate!): al di là delle mode, la consapevolezza degli effetti di ciò che ingeriamo sulla nostra salute è in aumento, fortunatamente.2. Perché è buono: è ormai superata la credenza che un vino “genuino” abbia sempre qualche difetto. Ci sono moltissimi vini naturali, oggi, che possono definirsi di elevata qualità (così come ci sono molti vini “convenzionali” di scarsa qualità).
3. Perché non è vero che costa troppo: dato per scontato che per bere un vino buono non si può spendere 1 € al supermercato, ci sono ottimi vini naturali anche sotto i 10 €. In ogni caso, anche un prezzo più elevato è (quasi sempre) commisurato alla cura e alla passione del vignaiolo, che lavora direttamente la terra e i suoi frutti, privilegiando la qualità alla quantità.
4. Perché comunica la bellezza della biodiversità: una bottiglia non sarà mai uguale all’altra, in antitesi all’omologazione del gusto che ha imperversato finora.
5. Perché ci stimola a conoscere: la sua storia, le persone che ci stanno dietro, il luogo in cui ha origine, le sue potenzialità espressive e molto altro.
Naturalmente, ognuno di questi motivi è passibile di approfondimento o di critica. Non sono criteri assoluti e non escludono affatto il valore e la piacevolezza del bere vini “tradizionali”.
Però, potendo/volendo scegliere…
Alberto Rossi
redazione di Vino-Bio



