Nel vario e vasto panorama enologico italiano, spicca il nome di Gaspare Buscemi, “enologo vinificatore artigiano” di Cormons (Friuli) che ci offre un esempio originale di sintesi tra natura e cultura nel mondo vinicolo.
L’assunto generale è che, in un mercato globalizzato e standardizzato, ciò che può distinguere e sostenere il prodotto italiano è la nostra cultura peculiarmente artigiana, un valore da salvaguardare e da promuovere, proprio perché non abbiamo la possibilità di competere sul piano delle quantità e dei costi, non solo nel settore vinicolo. È innegabile che l’Italia, molto più di altri paesi, sia un crogiolo di culture e tradizioni diverse “nate però, tutte, dalla necessità di conoscere la natura e le sue diverse influenze, perché solo in essa, da sempre, l’uomo trova le risorse necessarie alla soluzione dei suoi problemi”.
Da qui, l’identificazione di natura e cultura nel territorio, espressione massima della ricchezza della diversità. È proprio per questo motivo che i vini, secondo Gaspare Buscemi, debbono a loro volta esprimere il territorio dal quale nascono e debbono essere ottenuti nel rispetto della natura e della tradizionale cultura, indiscutibilmente contadina e artigiana, dalle quali derivano.
Il “Vino d’Artigianato”, riprendendo le parole di Buscemi, deve quindi essere:
Un vino non modificato nei suoi valori originari e non standardizzato da ripetibili tecnologie industriali, capace pertanto di esprimere l’unicità ambientale e culturale del luogo dal quale proviene ed essere così veramente “di territorio”.
Un vino di grande sanità alimentare, che regge gli anni e impreziosisce nel tempo.
Un vino, ancora oggi come un tempo, "fatto a mano" dalla competenza dell’uomo più che dalla macchina, con una enologia naturale e artigiana, che per questo deve essere:
Per ulteriori approfondimenti, si veda il sito: www.gasparebuscemi.com