Il vino naturale, per Nino Barraco, deve esprimere il territorio, il microclima e l’esperienza umana di chi lo produce.
Ecco alcune note informative di come Nino interpreta due tra i più tipici vini del trapanese: il Grillo e il Catarratto.
Il Grillo è il vitigno nobile del “Marsala”.
Il mio grillo è una reinterpretazione del vino prodotto a Marsala prima degli Inglesi, che tradizionalmente è ancora bevuto a tavola dai contadini.
L’uva viene selezionata in una vigna impiantata 33 anni fa su una duna di sabbia a 10 m s.l.m. e ad un Km dal mare, con un sesto di impianto di 2500 piante per ettaro, si tratta di clone antico caratterizzato da un grappolo spargolo che matura in modo disomogeneo e a cui viene praticata la pota verde.

Si vendemmia alla fine di Agosto quando l’uva già matura raggiunge solo per pochi giorni un delicatissimo equilibrio fra acidità ed alcolicità.
Il grappolo si presenta con una rilevante quantità di acini passiti, (la temperatura dal 1° giugno difficilmente è inferiore ai 33° con punte, a luglio ed agosto, di 44°), soltanto la cura estrema per l’apparato fogliare che deve proteggere i grappoli dal sole, la brezza notturna che ridà vita alle piante ed una distanza dal suolo adeguata, non permette la totale passitura dell’uva sulle piante.
In cantina viene praticata una piccola macerazione sulle bucce prima della pressatura con un torchio verticale, idraulico e manuale che permette di estrarre soltanto il mosto fiore.
Inizia spontaneamente una fermentazione alcolica in piccoli silos di acciaio di 2500 litri con lieviti indigeni presenti sulle bucce a temperatura non controllata (in Sicilia).
Inoltre per dar vita ad un vino che realmente esprima, non solo il territorio, ma anche la storia enologica del territorio, si aspetta l’inizio e la conclusione della fermentazione lattica e solo allora si interviene con l’aggiunta di solfiti, quel minimo che permette di bloccare l’azione dei batteri lattici che potrebbero compromettere irrimediabilmente il vino.
Il vino matura fino a maggio sempre in acciaio per non essere contaminato da odori o sapori esterni, viene imbottigliato senza subire processi di chiarificazione, di microfiltrazione, né stabilizzazione tartarica!
Il risultato è un vino estremo, con prevalenti odori terziari (cedro candito, mandorla amara, estremamente sapido e minerale) senza possibilità di mediazione in bocca, l’aspetto varietale si rivela con una pseudo sensazione di grassezza.
E’ il vitigno storico della provincia di Trapani, a metà degli anni ‘90 rappresentava più del 75% dell’intera produzione provinciale, veniva impiegato come base per il marsala o per il taglio di altri vini.
Questo vitigno viene da me reinterpretato come vino da tavola, con un lavoro in vigna e in cantina nel rispetto della sua autenticità.
Viene selezionata una vigna di 16 anni, nel cuore dei terreni utilizzati dagli Inglesi nei primi dell’ottocento, a 8 km da Marsala e a 120m sul livello del mare, terre nere particolarmente ricche di sostanze organiche, con un sesto di impianto di 2500 piante per ettaro ed un clone più vocato alla quantità che all’alcolicità per questo viene praticata una pota verde e diradamento per ridurre la quantità e concentrare tutte le energie sui pochi grappoli mantenuti.

La vendemmia si effettua intorno al 20 di settembre e si ottiene un mosto con una buona acidità ed una discreta quantità di zuccheri.
Ma “ l’Interpretazione “ che fa la differenza avviene in cantina con una piccola macerazione sulle buccie ( 4 giorni) prima di essere pressate con un torchio verticale, idraulico e manuale che permette di estrarre soltanto il mosto fiore.
La fermentazione alcolica inizia spontaneamente in piccoli silos di acciaio di 2500 litri con lieviti indigeni presenti sulle bucce a temperatura non controllata (in Sicilia).
Per dar vita ad un vino che realmente vada ad esprimere, non solo il territorio , ma anche la storia enologica del territorio si aspetta l’inizio e la conclusione della fermentazione lattica e solo allora si interviene con un minimo di solfiti per bloccare i batteri lattici che finirebbero per compromettere irrimediabilmente il vino, il quale si fa maturare fino a maggio sempre in acciaio per non essere contaminato da odori o sapori esterni.
Il vino viene imbottigliato senza subire microfiltrazioni!
Il risultato è un vino in cui sono prevalenti gli odori terziari (noce moscata e fumè) dal carattere forte ed estremo senza possibilità di mediazione in bocca, l’aspetto varietale consiste in un retrogusto amarognolo, offre a chi lo beve un immersione completa nella terra Marsalese.